|
Vogliamo raccontarvi e descrivere
l'emozione che pervade l'artista incisore al momento in cui la
matrice, sul piano di stampa del torchio, quasi lettino ginecologico,
partorisce la figliolanza, un esemplare che si sente vivere con
trepidazione.
|
|
Quanto sopra per introdurre
il discorso sulla grafica calcografica a Lecce.
In un ipotetico tragitto
artistico, alla ricerca delle più originali ed antiche
stamperie, bisognerà non trascurare il Salento che, ancor
oggi, è tra i fortunati siti di quella fantastica costellazione
di cultori delle tecniche calcografiche, ad operare con genuina
ed alacre volontà, lontanissino in tempo e chilometri dai
centri più famosi e rinomati.

La lastra viene inchiostrata
e poi pulita dall'inchiostro
in eccesso, per poi andare in stampa.
Questa operazione va ripetuta
per ogni copia che si vuole realizzare.
|
Lontano ma non arretrato,
intendiamoci.
Piuttosto, restio a meccanizzare
ed uniformare le procedure ereditate dagli illustri seicentisti
Pompeo Renzo e Francesco Palmieri.
A ben pensarci, poco o nulla
è cambiato, nella stamperia «La Stella», da
me diretta, nei metodi e nelle tecniche, sperimentate e confermate
con grandi risultati ben tre secoli addietro.

La lastra è stata passata
sotto il torchio.
La pressione ha fatto sì che l'inchiostro
si sia trasferito dalla lastra al foglio
|
Ancora oggi si usa la «pece
greca» e l'acido per le morsure è agitato lievemente,
per uniformare il suo effetto, con la tradizionale penna d'oca.
Ancora adesso il tampone
ideale è composto da stracci e pelli consunte, mentre l'eterna
polemica sul «bistro» o sul tipo di carta da usare
con questo o quell'inchiostro, è un argomento di basilare
importanza.
Per non parlare, poi, del
movimento lento ma senza esitazioni che accompagna lo scorrere
del torchio, non a caso a «bracci stellari», ultimo
stadio prima del confronto e della critica sulla «prova
di stato».
Pasquale Urso
da RotaryArt |
|

Gli attrezzi del mestiere:
raschietto, brunitore, berceaux,
lastra metallica, vernici, pennelli, cesoie, bulini.
|
|
Raccontare
della cura e degli accorgimenti con i quali si tocca il foglio,
umido e tenero. Lo si prende col «la farfalla» da
uno spigolo e, facendolo quasi danzare con una nenia, lo si solleva
lentamente, dopo che l'enorme pressione del torchio ha spinto
il foglio (il maschio) già da tempo inumidito a penetrare
nei solchi incisi e riempiti d'inchiostro dello stampatore, inchiostro
caldo, tenero, morbido, ceroso, accarezzato dallo stampatore un
attimo prima, nei solchi della matrice.
Si baciano (foglio e inchiostro),
si abbracciano, si vincolano e, quasi magia, il foglio trattiene
per se l'inchiostro, mentre la matrice lo cede, umida e tiepida,
pronta al nuovo sacrificio della inchiostrazione.
|
|

Con una punta d'acciao si riporta,
sulla lastra preparata, il disegno "in negativo".
La lastra subirà un bagno nell'acido nitrico che scaverà
e creerà i solchi
che andranno a comporre il disegno.
|
|
Ci
piacerebbe raccontare dell'occhio commosso, del fiato trattenuto
dell'autore, che guarda con tenerezza il suo lavoro, ne cova i
segni ad uno ad uno, li valuta, ne soppesa i valori tonali, la
qualità delle «morsure», giudicata l'insieme
per la prima volta dal vero verso, visto che tutto il lavorio
viene fatto su di una superficie metallica, talvolta fredda e
a specchio.
Ecco, ora può giudicare
per la prima volta le sue vere fattezze e dire ...«bello».
Tutto questo possiamo raccontarlo
perché, come stampatori (e spesso autori che si emozionano
ancora come la prima volta), lo abbiamo visto tante e tante volte.
Ma ci sono aspetti intimi che soltanto chi nella sua vita ha realizzato
un'acquaforte, può comprendere e sono non descrivibili.
|
Sin dal XV secolo l'acquaforte è
stata il sistema principe di incisione. Deriva il suo nome dall'acido
nitrico chiamato appunto "acquaforte". L'acquaforte
si ottiene da una lastra di rame o di zinco, lucidata a sgrassata
e ricoperta da uno strato di vernice con proprietà antiacido.
Si disegna con una punta d'acciaio scalfendo solo lo strato di
vernice. Completato il disegno, la matrice è immersa nell'acido
nitrico diluito, dopo averla protetta sui bordi a sul retro. L'azione
chimica "morde" il metallo, incidendo la lastra. Il
termine "morsura" indica in gergo il tempo the la lastra
rimane a contatto con l' acido.
Eseguite tutte le "morsure",
si procede alla pulizia della matrice, e quindi all'inchiostrazione
e alla stampa.
Sono queste antiche rituali
operazioni manuali che conferiscono alla tecnica una qualità
di unicità e di sensibilità artistica universalmente
apprezzate.
L'acquatinta è
poi una variante tecnica nata dall'esigenza degli artisti di ottenere
effetti pittorici a chiaroscurali. Il metodo consiste nel "granire"
la superficie della lastra con tecniche varie. Si utilizza della
pece in polvere o della vernice spray alla nitro. Si crea così
un puntinato fittissimo. Con le "morsure" nel bagno
acido si ottengono vari toni di grigi.
Questa tecnica consente
di ottenere delle stampe a colori. II Torchio d'arte LA
STELLA di Lecce, diretto da Pasquale Urso, ottiene le
acqueforti/acquetinte cromatiche inchiostrandole anche a più
colori a stampandole in monobattuta. Ciò consente di ottenere
esemplari sempre diversi pur essendo "figlie" della
medesima "matrice". |
|